Omicidio Diabolik, assolto in appello il presunto killer. In primo grado era stato condannato all'ergastolo

Scritto il 08/05/2026
da Rosa Scognamiglio

I giudici dell'Assise di Roma hanno prosciolto Raul Esteban Calderon accusato dell'omicidio di Fabrizio Piscitelli: "Nessuna prova a suo carico"

Ad uccidere Fabrizio Piscitelli, noto con il soprannome di “Diabolik”, non sarebbe stato Gustavo Musumeci, alias Raul Esteban Calderon. Lo hanno stabilito i giudici della Corte d’Appello di Roma assolvendo l’imputato per “non aver commesso il fatto”. In primo grado il 56enne era stato condannato all’ergastolo con l’accusa di aver assassinato l’ex capo ultrà della Lazio e narcotrafficante, per l’appunto Piscitelli, la sera del 7 agosto 2019 nel Parco degli Acquedotti a Roma. Restano ancora aperte le indagini sui mandanti del delitto.

“Nessuna prova del coinvolgimento di Calderon”

Al termine della requisitoria di oggi, il sostituto procuratore generale della Corte d’Appello di Roma aveva chiesto la conferma della condanna all’ergastolo per Calderon, ma i giudici lo hanno assolto. “Ce lo aspettavamo, eravamo certi della fondatezza delle nostre ragioni. È un processo in cui non c’è nessuna prova che coinvolgesse Calderon. Quindi questa è la conclusione giusta, l’unica possibile alla luce delle prove agli atti”, ha commentato l’avvocato Gian Domenico Caiazza, che difende l’argentino insieme alla collega. Il 56enne sconta già una pena per l’omicidio dell’albanese Shehaj Selavdi, avvenuto a Torvajanica il 20 settembre del 2020.

L’omicidio

Erano da poco passate le 19 del 7 agosto 2019 quando Piscitelli, seduto su una panchina, fu raggiunto alle spalle da un uomo in tenuta da jogging. Il killer estrasse una pistola e sparò a bruciapelo, uccidendolo sul colpo, per poi fuggire a piedi. Subito dopo l’agguato, la zona venne setacciata dalle forze dell’ordine alla ricerca di elementi utili a identificare l’autore del delitto. Gli investigatori acquisirono e analizzarono le immagini delle telecamere di sorveglianza a presidio del parco e ascoltarono decine di testimoni. Dopo due anni e mezzo di indagini serrate, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, scattò l’arresto per Raul Esteban Calderon. Ad incastrare l’argentino, almeno secondo la ricostruzione dell’epoca, sarebbe stato un fotogramma che inquadrava la benda a copertura del tatuaggio su un polpaccio, le rilevazioni antropometriche e un’intercettazione con l’ex compagna in cui avrebbe fatto riferimento alla sparizione di una pistola usata in una rapina. La donna è poi diventata collaboratrice di giustizia.

La condanna in primo grado

A marzo del 2025, Calderon era stato condannato all’ergastolo dalla terza Corte d’Assise di Roma in quanto ritenuto l’esecutore materiale dell’omicidio di Diabolik. Le indagini sui possibili mandanti del delitto sono ancora aperte. In un primo momento, gli investigatori della Direzione Distrettuale Antimafia avevano indicato tre nomi legati alla criminalità romana, ipotizzando che Piscitelli fosse stato ucciso in quanto considerato un rivale scomodo nel circuito del narcotraffico capitolino. Tuttavia le accuse contro gli indagati sono cadute e le rispettive posizioni prosciolte per insufficienza di prove.