Aut aut. "O morire di caldo o morire di fame". Così i rider hanno intitolato i volantini della loro protesta di ieri pomeriggio (assemblea nella sede Usb di via Padova e corteo dalle 16). Nella stessa giornata il Comune diramava un'ordinanza che vieta le consegne dei rider nelle ore di punta, dalle 12.30 alle 16, fino al 23 settembre, e che rafforza l'analogo provvedimento regionale del 9 giugno scorso. "L'ordinanza stabilisce che i soggetti che gestiscono le consegne a domicilio su piattaforme digitali ricorrendo a ciclo-fattorini, in qualità di committenti, debbano, oltre a informare tempestivamente i propri collaboratori sui livelli di rischio giornaliero, ridurre o sospendere l'assegnazione delle consegne nella fascia oraria 12.30-16" ha messo per iscritto Palazzo Marino, precisando che "le società dovranno privilegiare le consegne negli orari più freschi" e che devono essere messe a disposizione "acqua e previste pause in aree ombreggiate nelle giornate critiche. Infine le società devono adoperarsi affinché nessun premio o bonus sia legato alla rapidità o al numero di consegne nelle giornate e fasce orarie a rischio elevato".
Mentre la Uil apprezza la decisione di Palazzo Marino, Cisl e Usb (sindacati di base) appaiono più critici. "I rider sono preoccupati per le ricadute economiche di questa ordinanza - ha dichiarato Manuel Giovanati, segretario generale di Felsa Cisl Lombardia. La preoccupazione, legittimamente dal punto di vista del lavoratore, è quella di non avere la possibilità di lavorare in una fascia oraria che registra un maggior volume di consegne e di guadagno: ma è chiaro che bisogna tutelare il diritto alla salute". Il sindacalista ha poi precisato di "non aver ricevuto alcuna richiesta di Consultazione" e che chiederanno "sicuramente un incontro con il Comune per ragionare insieme". Per la Uil lombarda quella del Comune è una scelta di "responsabilità che dimostra come, attraverso l'ascolto delle Parti sociali, le istituzioni possano adottare provvedimenti a tutela della salute e della sicurezza delle persone". Vittorio Sarti, segretario confederale ha detto che "la salute dei lavoratori viene prima di qualsiasi algoritmo. Un rider vale quanto un operaio, un edile, un lavoratore agricolo o un addetto ai servizi. Le tutele devono essere uguali per tutti, la sicurezza non può conoscere categorie di serie A e di serie B". Tuttavia, ha aggiunto: "È fondamentale che lo stop alle consegne non comporti penalizzazioni economiche per i lavoratori". Più severi i sindacati di base: "Il rider è classificato come lavoratore autonomo ma organizzato come subordinato. Gli aumenti di 0,50 centesimi della tariffa base inseriti da Glovo non hanno modificato la loro condizione: fermarsi per i rider significa perdere reddito, lavorare esporsi a rischi. È urgente un tavolo al governo che riconosca il lavoro subordinato".