L'artista Liu Bolin si fonde con l'arte usando il camouflage

Scritto il 08/07/2026
da Francesca Amé

Regalato il dittico "A message for beauty" realizzato durante le Olimpiadi

"Un'emozione indescrivibile e anche una delle mie opere più complesse mai realizzate. Il Cenacolo è delicatissimo: abbiamo dovuto operare con tutto il mio staff in modo attento, rigorosamente negli orari di chiusura. Per lo scatto ci sono volute otto ore di lavoro". È a dir poco entusiasta l'artistar cinese Liu Bolin, 53 anni, studio a Pechino e progetti in mezzo mondo, mentre parla nella suggestiva Sacrestia di Santa Maria delle Grazie dove ieri ha presentato un suo dono speciale alla Pinacoteca di Brera. Si tratta del dittico, che vedete qui, A message for beauty, esito di un accordo di valorizzazione tra La Grande Brera e la Galleria Gaburro. I due scatti documentano la performance condotta da Liu Bolin nell'ottobre dello scorso anno, quando fu accolto nel sito Unesco milanese per fondersi, letteralmente, nella tribuna del Bramante, dentro la Chiesa di Santa Maria delle Grazie, e davanti all'Ultima Cena di Leonardo. Un progetto, spiegano i promotori, nato in occasione dei Giochi Olimpici di Milano Cortina, per diffondere un messaggio di pace.

Liu Bolin da anni lavora su tecniche raffinatissime di camouflage in cui riesce a diventare un tutt'uno con un paesaggio o un'opera d'arte, usando il suo corpo come una tela vivente e la fotografia ad alta definizione come pennello. Lo ha fatto per denunciare le storture del cambiamento climatico e delle povertà (celebre la sua serie Hiding in the city). A Milano, dove già nel 2019 era già stato protagonista di una mostra al Mudec, lancia invece un grido a difesa della memoria e del valore dell'arte. Dopo aver formalizzato ieri la donazione alla Pinacoteca di Brera di due sue opere fotografiche che entreranno così nella collezione permanente del museo, spiega: "Ho voluto ringraziare Brera e la sua Pinacoteca, per tutto ciò che rappresenta: penso ai tanti studenti cinesi che vengono in questa città per studiare arte nella vicina Accademia. Questa esperienza mi ha portato per la prima volta a entrare in maniera così intensa nella tribuna del Bramante di Santa Maria delle Grazie, che non conoscevo e che mi ha molto sorpreso, per non parlare dell'emozione provata davanti a un capolavoro come l'Ultima Cena". Chiara Rostagno, direttrice esecutiva del Museo del Cenacolo, ravvisa un significato ancor più profondo in questo suo "scomparire" artistico: "Il complesso di Santa Maria delle Grazie porta ancora nel suo corpo le ferite dei devastanti bombardamenti dell'agosto 1943 spiega -. La presenza mimetica di Liu Bolin si fa così emblema di resilienza: la bellezza che si nasconde per proteggersi, resistendo alle violenze dei secoli".