Si accende il dibattito sul decreto Sicurezza. Il testo è stato approvato al Senato e ora atteso alla Camera per il voto finale – sul quale il governo porrà la fiducia – ma nelle ultime ore s’è discusso a lungo sulla norma che introduce un incentivo economico per gli avvocati che convincono i propri assistiti migranti ad aderire al rimpatrio volontario.
Contenuta nell’articolo 30 bis, la misura prevede la possibilità per il Viminale di stipulare accordi per programmi di rimpatrio anche con il Consiglio nazionale forense. In questo contesto, sarebbe riconosciuto un compenso di 615 euro all’avvocato nel caso in cui il proprio assistito faccia effettivamente ritorno nel Paese d’origine.
Sul provvedimento si è registrata una reazione compatta delle opposizioni, ma non solo. La sinistra ha infatti trascinato nello scontro anche il Consiglio nazionale forense, massima rappresentanza istituzionale degli avvocati in Italia. Tra le critiche più dure, quella della deputata Pd Debora Serracchiani, che parla di "una vergogna normativa che lede la stessa dignità dei professionisti e rispetto alla quale, mi auguro, che l'avvocatura faccia sentire la sua voce. Il decreto serve solo a reprimere e togliere diritti. E tutto produce, tranne la sicurezza, perché l'obiettivo è solo fare propaganda e creare allarme”.
Dalla stessa area politica arrivano giudizi fortemente negativi anche sulla natura dell’incentivo. Secondo la deputata del M5s Valentina D’Orso, "siamo di fronte a una classe politica che conferma di essere del tutto priva di una coscienza costituzionale, che intende strumentalizzare gli avvocati facendone il mezzo per realizzare le sue scelte politiche sull'immigrazione. E lo fa nel modo più volgare, tentando di allettare l'avvocato, suscitando un interesse economico personale al rimpatrio". Sulla stessa lunghezza d'onda la senatrice grillina Alessandra Maiorino, che attacca: "Le destre dimostrano ancora una volta di non avere il più elementare rispetto delle regole, del diritto internazionale e delle garanzie costituzionali”.
Critiche arrivano anche da +Europa. Il parlamentare Riccardo Magi definisce la norma "inquietante, di Italia trumpiana" e aggiunge: "Siamo a un passo dall'Ice di Trump: la maggioranza prevede il premio in denaro per quegli avvocati che fanno rimpatriare i loro clienti migranti. Praticamente una taglia tipo Selvaggio West, dove i diritti sono calpestati e chi dovrebbe tutelare i diritti dei cittadini stranieri viene incentivato economicamente a non farlo".
Come evidenziato in precedenza, la questione va oltre il confronto politico. Anche il mondo dell’avvocatura ha espresso una netta contrarietà, così il presidente del Consiglio nazionale forense Francesco Greco: "Noi non ne sapevamo nulla: né prima, né durante, né dopo. E ci teniamo ad essere chiari su questo punto ". In una nota ufficiale, il Cnf precisa inoltre di non essere mai stato coinvolto nella definizione della norma e chiede che "il Parlamento intervenga per eliminare ogni coinvolgimento", sottolineando che "le attività previste non rientrano nelle proprie competenze".
Ulteriori prese di posizione sono arrivate dall’organismo congressuale forense, che ha espresso "la posizione critica già manifestata in ordine a numerose norme del decreto sicurezza", manifestando "forte stupore" e "ferma contrarietà" e proclamando "lo stato di agitazione dell'intera avvocatura". Anche l’Unione delle Camere penali ha giudicato la norma "incompatibile con la Costituzione e con i principi più elementari della deontologia forense".
Alle critiche degli avvocati si aggiungono quelle di una parte della magistratura. L’associazione Area parla di "mortificazione della funzione dell'avvocatura che è la prima sentinella del diritto e dei diritti individuali - dice la sua nota - e non certamente un facilitatore delle politiche governative di remigrazione. Sicuramente l'avvocatura tutta farà sentire la sua voce, noi siamo dalla parte dei diritti e di chi li difende". Tranchant il giudizio del procuratore della Repubblica del Tribunale di Bari Roberto Rossi: "Con un emendamento firmato dalla maggioranza al Decreto Sicurezza si propone la modifica al testo unico sulla immigrazione e si prevede un incentivo economico per gli avvocati che facciano presentare ai loro assistiti domanda per il 'rimpatrio volontario'. Mi pare la mortificazione della funzione dell'avvocatura che è la prima sentinella del diritto e dei diritti individuali e non certamente un facilitatore delle politiche governative di rimpatrio. E' già ora di tornare a #giustodireno tutti insieme avvocati, magistrati e cittadini?".