AAA, cercasi bulli, e pagati neppure poco. Siamo impazziti? Ok, in generale sì, non è che su questo sciaguratissimo pianeta stia dominando il buon senso e la razionalità, però qui è diverso: mentre si parla di AI che toglie lavoro, nasce un lavoro emergente, urgono bullizzatori di intelligenze artificiali, proprio così. Gente che bullizza le AI. Al che mi sono domandato: non lo fanno già milioni di persone al giorno gratis, anzi pagando pure l’abbonamento?
Ma andiamo al sodo, al sodo del bullo assoldato. Memvid, startup californiana, ha pubblicato un annuncio per una figura definita letteralmente “AI bully”, senza giri di parole, offrendo 800 dollari per una giornata di otto ore passata a testare pazienza e memoria dei chatbot.
Il compito consiste nell’interagire con i principali sistemi di intelligenza artificiale, insistere sulle stesse domande, riprendere temi già trattati e costringere il modello a mostrare quando perde il contesto, si contraddice, “aggiusta” i fatti, deraglia o “allucina”, come si dice in gergo. Del caso ne ha appena scritto il Guardian in maniera dettagliata (ne aveva già parlato Business Insider), anche per dare delle specifiche, dei requisiti. Non servono lauree in informatica né competenze specialistiche in AI, per esempio, anzi, meno ne hai meglio è.
L’unico vero requisito, sentite qui, è una “lunga storia personale di delusioni causate dalla tecnologia”, insieme alla pazienza di ripetere più volte la stessa domanda. Insomma, un traumatizzato dai computer, un sociotecnopatico, avete presenti quelli che “odiano la tecnologia”? Credo basti anche litigare con il telecomando, come fa mia mamma, fa curriculum (quasi quasi le chiedo se le interessa).
Il cofondatore e CEO Mohamed Omar spiega che l’idea nasce dal fatto che molti utenti sono costretti continuamente a ripetersi con i chatbot, e che Memvid ha voluto lavorare e creare lavoro per risolvere questa frustrazione quotidiana. I candidati devono quindi tenere viva la conversazione, tornare su punti precedenti e spingere con calma il chatbot a ammettere di aver perso il filo, registrando tutto per l’analisi.
Omar ha collegato il progetto a un problema più generale della memoria nei sistemi AI: secondo lui le soluzioni disponibili sul mercato già nel 2024, quando l’azienda è nata, erano inaffidabili e tendevano a perdere contesto e a allucinare. Nel frattempo è anche uscito un paper peer reviewed presentato a ICLR 2025 che ha rilevato, nei principali sistemi commerciali, un calo di accuratezza fra il 30% e il 60% quando devono ricordare fatti lungo conversazioni prolungate. Omar ha anche detto che molti candidati sono “knowledge workers” (professionisti del lavoro intellettuale, allora mia mamma non va bene, potrei andare bene io che però sono traumatizzato non dalla tecnologia ma dagli umani, quindi no), che già pagano abbonamenti AI costosi (allora tanto allergici alla tecnologia non devono essere), e che Memvid pensa di restringere la selezione entro una o due settimane, pur senza una scadenza formale per le candidature.
Mi viene il sospetto che Omar possa essere un altro furbetto che cerca finanziamenti, anche perché le grandi aziende big tech dell’AI già stressano i loro sistemi abbastanza. Non ho idea se il progetto funzionerà o meno, però ho delle perplessità sul bullizzare le AI per migliorarle, perché insomma, per dirne una, fatevi un giro su Twitter (a nessuno viene ancora di chiamarlo X, dopo anni, Elon dovrebbe ripensarci), i bot sembrano gli umani, se fai un post anche non volendo essere polemico vieni aggredito da branchi di scimmie con la bava alla tastiera e lì altro che allucinazioni e bias culturale, ci vorrebbe un’educazione, un nuovo allineamento per le AI, troppo gentili, troppo accondiscendenti, servirebbe un’AI bullizzatrice di umani. Claude e ChatGPT, per dire dei due ChatBOT più famosi e usati dagli utenti, rispondono gentilmente a tutti, a qualsiasi ignorante arrogante, e nessuno che gli insegni quello che scriveva uno dei nostri più grandi scrittori, Alberto Arbasino, nel suo capolavoro Fratelli d’Italia: “Quanti problemi inutili si risolverebbero con il caro vecchio vaffa…”.