Caso Ramy, ridotta in appello la condanna per il giovane che guidava lo scooter

Scritto il 17/06/2026
da Redazione web

La pena da 2 anni e 8 mesi è stata ridotta a 1 anno e mezzo di reclusione. Dimezzato il risarcimento ai carabinieri. In un altro filone il giovane è accusato di omicidio stradale in concorso col carabiniere alla guida della Gazzella

Condanna ridotta in appello per Fares Bouzidi, il giovane alla guida dello scooter inseguito dai carabinieri su cui nel novembre 2024 ha trovato la morte Ramy Elgaml, a processo per resistenza a pubblico ufficiale. Il giudice di Milano Enrico Manzi - nel processo abbreviato - ha inflitto la pena di un anno e sei mesi e un risarcimento di mille euro a ciascuno dei sei carabinieri. Un anno fa, in primo grado, l'imputato era stato condannato a due anni e otto mesi e a un risarcimento di 2mila euro per ogni parte civile. Il pg aveva chiesto la conferma della condanna a 2 anni e 8 mesi, spiegando che si era trattato di un inseguimento legittimo e doveroso da parte dei carabinieri.

L'accusa di omicidio stradale

Fares Bouzidi, in un altro filone dell'indagine, è anche accusato di omicidio stradale in concorso con il carabiniere alla guida dell'auto che inseguiva il 19enne. Bouzidi guidava lo scooter inseguito per 8 km, per concorso in omicidio stradale. La procura ha chiesto per lui il rinvio a giudizio ma la data dell'udienza preliminare non è ancora stata fissata. Nell'inchiesta sono anche indagati altri sei militari accusati, a vario titolo, di favoreggiamento, depistaggio e falso nel verbale d'arresto dell'amico di Ramy o per aver intimidito i testimoni oculari dei fatti facendo cancellare loro video e frame dell'incidente. Il carabiniere, Antonio Lenoci, difeso dagli avvocati Roberto Borgogno e Arianna Dutto, è accusato di aver mantenuto "una distanza e una velocità inidonee a prevenire eventuali collisioni o tamponamenti con il mezzo in fuga", con una "manovra particolarmente avventata". In quell'inseguimento, per i pm, ha agito "nell'adempimento di un dovere", anche se poi ha "ecceduto colposamente i limiti stabiliti dalla legge", con una "condotta di guida sproporzionata", anche rispetto alla "necessità" di bloccare lo scooter, dato che era già stata comunicata via radio la "targa" del TMax. A lui sono contestate anche le lesioni nei confronti di Bouzidi, sempre per "eccesso colposo nell'adempimento del dovere".

Fares Bouzidi: "Potessi tornare indietro non lo rifarei"

"Sono dispiaciuto di non essermi fermato, se potessi tornare indietro non lo rifarei. Sono dispiaciuto per il mio amico Ramy, ma non è colpa mia se è morto" le parole dell'imputato in aula stamattina. "Fares si è assunto le proprie responsabilità, ha ammesso la resistenza, ora ci aspettiamo la stessa presa di coscienza da parte dei carabinieri" il commento - prima del verdetto - dell'avvocato Marco Romagnoli che insieme alla collega Debora Piazza difende Fares.

L'incidente a novembre 2024

Il 24 novembre 2024 i militari intimarono l'alt allo scooter a bordo del quale il 19enne egiziano Ramy Elgaml viaggiava con Fares Bouzidi, l'amico 22enne che era alla guida. I due non si fermarono e cominciò l'inseguimento. Dalla zona di corso Como, nella parte nord della città, si arrivò fino all'incrocio tra via Quaranta e via Ripamonti, a sud. Lì, secondo la ricostruzione, la gazzella dei carabinieri avrebbe urtato lo scooter, facendolo finire contro un semaforo. Per Ramy l'impatto è stato fatale.