Ci vogliono 7 anni di duro lavoro per formare un bravo sarto ma il vero stile inizia e finisce in sartoria, tutto il resto è solo moda. Lo sanno bene anche designer emergenti come Satoshi Kuwata nato nel 1983 a Kyoto, fondatore di Setchu - brand italiano con cuore giapponese - vincitore del LVMH Prize nel 2023 e autore di un'interessantissima collezione dedicata alla Groenlandia. "Non c'è niente di politico avverte poco prima della sfilata sono solo un pescatore appassionato e una volta sono andato a Nuuk per pescare ma oltre a prendere milioni di pesci ho visitato un museo sugli antichi costumi degli Inuit. L'idea della manica spostata in avanti viene da lì e poi ho fatto fare a Como uno speciale jacquard che sembra pelle di foca. Poi ho mescolato tutto questo agli origami che sono da sempre il mio punto di partenza".
Il risultato? Uno stile molto concettuale che per lei prevede lunghe gonne dal taglio asimmetrico con nastri e bindelli da tutte le parti mentre tanto le giacche quanto le camicie di lui hanno una particolare allacciatura che trasforma la pistagna (ovvero la striscia di stoffa o pelliccia da cui si forma il bavero di giacche e cappotti) in una struttura geometrica.
Dire che sia uno stile facile sarebbe troppo, ma certo è nuovo e al tempo stesso portabile perché il designer giapponese ha lavorato un anno da Huntsman and Sons, tempio della sartoria inglese nel cuore di Savile Row. Molto diverse ma ugualmente interessanti le sperimentazioni sartoriali di Tiziano Foglia, da 15 anni stilista di Harmont & Blaine e autore di una vastissima collezione realizzata da piccole realtà artigianali italiane come il laboratorio che in provincia di Avellino riesce a riprodurre il motivo a spina di pesce sulla pelle di vitello. Impossibile sapere il nome e perfino l'ubicazione della bottega capace di trasformare il tweed spinato nella fodera del trench ma anche in un magnifico gilet da portare tanto sui jeans quanto sotto un formale completo. Sensazionale il lavoro sulla giacca realizzato da Peserico, brand fondato nel 1962 dalla miglior sarta del Gruppo Marzotto e successivamente trasformato dal figlio Riccardo Peruffo e dalla nuora Paola Gonella in una seria realtà imprenditoriale che ultimamente produce anche immagini ad alto livello. Ad esempio l'onnipresente marrone da Peserico diventa mosto e la giacca da smoking di lui è un punto d'arrivo anche per lei. Sul tema sartoria pochi possono vantare la tradizione di Brioni che in ogni spalla nasconde 7 diversi strati di materiali come crine di cavallo, fibre vegetali, oppure cammello e stira le giacche 78 volte prima di ultimare la confezione.
Sul punto vita estensibile dei loro pantaloni sta lavorando un prestigioso ufficio brevetti mentre su quelli a tre pinces proposti da Corneliani con giacche chiuse senza collo né revers vale la pena rispolverare la definizione di nuovo classico. Da Kiton ti spiegano che ci vogliono 23 ore di duro lavoro e 1800 gesti per fare una giacca e dietro a questa verità del fare c'è una supply chain che parla solo italiano con l'accento di Biella per i tessuti e quello di Napoli per forme, colori e manifattura.

