Anguillara Sabazia: sangue ovunque. In casa, nell’auto dell’indagato, sui vestiti e su un mezzo di lavoro, in una cava. È compatibile con il dna di Federica Torzullo, la 41enne misteriosamente scomparsa dalla cittadina sul lago di Bracciano l’8 gennaio?
Una serie infinita di elementi indiziari che, probabilmente, si trasformano in prove per inchiodare l’unico indagato, Agostino Claudio Carlomagno, 45 anni.
L’accusa è di aver ucciso la moglie e fatto sparire il corpo dalla villetta di via Costantino 9. L’uomo denuncia la scomparsa della moglie il 9 gennaio, venerdì pomeriggio, dopo aver trascorso la giornata al lavoro. Ma la denuncia presentata ai carabinieri presenta delle contraddizioni, importanti omissioni che convincono il pm della Procura di Civitavecchia a iscriverlo nel registro degli indagati per omicidio volontario.
Tanto per cominciare, il rapporto fra i due coniugi, descritto con alti e bassi.
Non dice, Carlomagno, che l’11 dicembre era stata avviata la separazione. Fra i punti «indiziari». La donna rincasa alle 19,30 del giovedì, cena alle 23 con il marito e il figlio di 10 anni ma non viene ripresa o vista uscire dall’abitazione. L’uomo dichiara di non vederla dalla sera stessa. Porta il figlio dai suoceri e va a dormire in un’altra stanza perché russa.
Federica la incrocia al piano di sopra per pochi minuti mentre fa i bagagli. Il giorno dopo sarebbe dovuta partita con i suoi per la Basilicata per partecipare a una comunione. Ma la sua auto resta parcheggiata davanti casa, il suo telefono da 24 ore aggancia sempre la stessa cella, quella di casa. Poi scompare, assieme ai documenti e alla borsa. Carlomagno, invece esce alle 7 del mattino, dichiara di non aver visto la moglie dalla sera prima.
La stessa, però, la mattina invierebbe dei messaggi whatsapp alla madre impartendo istruzioni sulla colazione del ragazzino. Messaggi strani, dicono i genitori di Federica. «Chiedeva se avessimo Nutella o marmellata pur sapendo che in casa non li abbiamo mai». Sono le 8,20 del venerdì. A quel punto Federica potrebbe essere già morta e la chat avviata da remoto, ovvero dal suo pc (scomparso pure lui) agganciato al cellulare ancora a casa. Carlomagno arriva in ditta alle 10. E ci arriva con un furgone.
Dove ha lasciato l’auto e cosa ha fatto in quelle tre ore?
Lo vedono lavare con un tubo un cassone. Nonostante il ritardo sembra andare tutto come sempre. Alle 15,30 l’avvisano dal centro di smistamento poste di Fiumicino aeroporto: Federica non è andata al lavoro. Per le telecamere esterne non è mai uscita di casa. Eppure non c’è. Come sia andata via, viva o morta, qualcuno lo dovrà spiegare.
Intanto il Ris trova tracce di sangue a non finire. Una mattanza, come quella scoperta a Gradoli, in provincia di Viterbo, quando Paolo Esposito uccide la compagna Tatiana e la figliastra di 13 anni e si sbarazza dei loro corpi. Mai ritrovati. Elementi indiziari, anche in quel caso, che diventano prove schiaccianti tanto da condannarlo, tre gradi di giudizio, all’ergastolo.

