Cascina Spiotta, sei anni all'ex brigatista Azzolini. Prescritti Moretti e Curcio

Scritto il 07/07/2026
da Manuela Messina

Era il 5 giugno 1975 quando i carabinieri intervennero per liberare l’imprenditore Vittorio Vallarino Gancia, sequestrato dalle Br. Nel conflitto a fuoco rimasero uccisi il carabiniere D'Alfonso e Mara Cagol

L'ultimo capitolo del processo sulla sparatoria a Cascina Spiotta, in cui persero la vita la brigatista Mara Cagol e il carabiniere Giovanni D'Alfonso si è concluso oggi. A Lauro Azzolini, la Corte d'Assise di Alessandria, presieduta da Paolo Bargero, ha inflitto sei anni di carcere in continuazione con l'ergastolo inflitto a Roma per la strage di via Fani. È accusato di concorso in omicidio, essendo stato ritenuto uno degli esecutori materiali della sparatoria del giugno 1975, in cui persero la vita, appunto, il militare e la Cagol. È stato invece dichiarato il "non doversi procedere per intervenuta prescrizione" per Renato Curcio e Mauro Moretti, a cui è stato contestato il concorso anomalo in omicidio.

In sostanza, sono stati ritenuti responsabili di avere organizzato il sequestro dell’imprenditore Vittorio Vallarino Gancia, erede della dinastia piemontese che inventò lo spumante italiano, avvenuto 24 ore prima dell'intervento dei carabinieri. I giudici, le motivazioni tra novanta giorni, hanno quindi respinto la tesi difensiva che il rapimento sia stato organizzato solo dalla colonna torinese delle Br, ritenendo provato che a idearlo siano stati Curcio e Moretti. Ma hanno ritenuto che le "conseguenze", cioè la morte di due persone, non fosse stata voluta dagli imputati, configurando quindi il concorso anomalo in omicidio. Reato che però, si è prescritto. Non sono state accolte le richieste dei pm Emilio Gatti e Ciro Santoriello, che avevano chiesto 21 anni per Azzolini (che era presente durante la sparatoria e riuscì a fuggire) e l'ergastolo per Curcio e Moretti.

"L'obiettivo della famiglia di D'Alfonso era sapere la verità su quel giorno in cui tre figli piccoli rimasero orfani di padre", le parole di Guido Salvini, che insieme agli avvocati Nicola Brigida e Sergio Favretto, assiste la vedova e i figli del militare, Sonia, Cinzia e Bruno. "È stata riconosciuta la responsabilità di questa azione da parte sia degli organizzatori, che dell'autore materiale dell'omicidio, cioè Azzolini". Sempre Salvini ha spiegato che la famiglia della vittima ha deciso di devolvere i risarcimenti a una associazione per Giovani orfani in difficoltà, così come lo sono stati i figli del carabiniere.

Azzolini, Curcio e Moretti hanno 83, 85 e 80 anni. "Mi riservo di leggere le motivazioni, ma dò atto alla corte d'Assise di avere lavorato molto bene", le parole di Davide Steccanella, legale di Azzolini. Secondo l'avvocato Francesco Romeo, difensore di Moretti, la pronuncia dei giudici di Alessandria "sconfessa l'impianto accusatorio". "Moretti - spiega - doveva rispondere di concorso morale, ma lui non ha avuto alcun ruolo nella vicenda e non ha mai voluto la morte di d'Alfonso. Noi pensiamo che c'erano le condizioni per un'assoluzione piena. Ma questo è comunque un passo verso la chiusura di quella stagione".

Era il 5 giugno 1975 quando i carabinieri arrivarono a Cascina Spiotta dove era tenuto prigioniero l’imprenditore vinicolo. Nel conflitto a fuoco rimasero uccisi il carabiniere D'Alfonso e Mara Cagol, la moglie di Curcio. La procura di Torino ha avviato l'indagine nel dicembre del 2021 dopo avere ricevuto l'esposto con cui il figlio del militare, Bruno, presente oggi in aula, ha chiesto di dare un nome e un volto a un brigatista sfuggito alla cattura e mai identificato. Chiedeva in particolare di identificare il famoso "Mister X", un brigatista sfuggito alla cattura e mai identificato. Ma è stato lo stesso Azzolini, in seguito alla riapertura del processo, a confessare in aula di essere proprio lui quell'uomo, dando anche una versione dei fatti. È anche sua la mano che ha vergato il "memoriale" delle Br, con cui veniva ricostruito l'accaduto.