È entrato nel vivo a Roma il consiglio di amministrazione di Monte dei Paschi, chiamato in una due giorni a confrontarsi sull’impostazione del nuovo piano industriale che dovrà essere presentato alla Bce entro marzo. Attorno al tavolo siedono una quarantina di persone, tra consiglieri, prime linee del management e advisor. Oltre all’amministratore delegato Luigi Lovaglio (in foto) e al presidente Nicola Maione, partecipano il cfo Andrea Maffezzoni, il vicedirettore generale Maurizio Bai e i consulenti tra cui Deloitte. I lavori proseguiranno oggi, ma da Siena filtra che non sono previste comunicazioni ufficiali. Il punto centrale del confronto non è la lista del nuovo cda, bensì la strategia industriale post-acquisizione di Mediobanca. Lovaglio resta convinto che vada mantenuta la rotta annunciata al mercato: una fusione con Piazzetta Cuccia seguita dallo scorporo delle attività di corporate e investment banking e di private banking, destinate a costituire un polo autonomo che manterrebbe il nome Mediobanca. Il resto del gruppo, a partire dal retail (inclusa Compass), rimarrebbe invece sotto il marchio Mps, rafforzando il ruolo della banca come grande operatore nazionale al servizio di famiglie e imprese. All’interno del consiglio vi sono però sensibilità diverse, con alcuni amministratori che guardano all’ipotesi di mantenere Mediobanca quotata, collocando sul mercato una partecipazione compresa tra il 30 e il 35 per cento. Ma, riferiscono fonti vicine al dossier, non è questo il tema sul tavolo in queste ore: l’obiettivo dell’ad è presentare il proprio piano, “vada come vada”, nella consapevolezza che il tempo stringe. Sul contesto pesa anche il tema della governance. Nei giorni scorsi Maione e Lovaglio si sarebbero recati a Francoforte per un confronto informale con la Bce, in attesa del via libera alla nuova formulazione dello statuto che sarà sottoposta all’assemblea del 4 febbraio. L’obiettivo era capire se esistano margini per posticipare la presentazione del piano a dopo il rinnovo del consiglio, ipotesi caldeggiata da una parte del board perché renderebbe più agevole un cambio di impostazione strategica. Dalla Vigilanza europea non sarebbe arrivata, però, una risposta positiva. Il nodo resta la posizione di Lovaglio. Nonostante le manifestazioni di stima arrivate nei giorni scorsi da Delfin, che ha ribadito «il pieno sostegno ai vertici di Mps al percorso di rafforzamento in atto» e ha escluso qualsiasi ipotesi di dismissione del proprio 17,5%, l’indagine della Procura di Milano sul presunto concerto tra grandi soci pesa come un macigno. Il comitato nomine, secondo i criteri di legge e le prassi di vigilanza, difficilmente potrà avallare una sua ricandidatura, rendendo complessa una conferma alla guida di Rocca Salimbeni nella prossima fase. In questo clima si inserisce la presa di posizione del gruppo Caltagirone (al 10,2% del Monte) che venerdì scorso ha precisato come accostare il dibattito consiliare a presunti contrasti tra l’ad e un azionista (che non è nemmeno consigliere, ma lo è il figlio Alessandro) «serve solo a confondere le dinamiche fisiologiche del board».
Monte dei Paschi, cda chiamato a sciogliere il nodo Mediobanca
Scritto il 18/01/2026
da Gian Maria De Francesco

