Lezioni sulla Palestina a scuola, bufera sul liceo Marco Polo: “Educazione civica senza pluralismo”

Scritto il 18/01/2026
da Giulia Sorrentino

Programmazione di educazione civica dedicata alla causa palestinese, mostre, libri e film con contributi a Emergency. Il senatore Speranzon annuncia un’interrogazione al ministro Giuseppe Valditara

Un vero e proprio ciclo di iniziative scolastiche sulla Palestina all’interno di una scuola. È questo quanto si evince dalla circolare del Liceo Artistico Marco Polo di Venezia: è stata infatti accolta la proposta di dedicare, su base volontaria, la programmazione di educazione civica nell’istituto “all’attuale situazione in Palestina, alla storia e alla cultura palestinese”. Il tutto allegando i vari appuntamenti che prevedono mostre, come quella dal titolo “l’arte come forma di decolonializzazione”, presentazioni di libri, come “il suicidio di Israele” e proiezioni di film in diverse sedi, tra cui figura “Emergency” ed è lì che scrivono che “sarà possibile offrire un contributo volontario per i progetti di Emergency”.

Un calendario della durata di oltre un mese in cui non figura mai il contraddittorio, il contraltare di chi potrebbe avere un’idea diversa da quella che propongono. Non è forse la scuola un luogo laico? A intervenire è Raffaele Speranzon, vicepresidente vicario del gruppo dei senatori di Fratelli d'Italia e componente della Commissione Istruzione: “Quanto sta accadendo al Liceo Marco Polo di Venezia è gravissimo. La scuola pubblica non può diventare un laboratorio di indottrinamento ideologico. Presenterò un'interrogazione parlamentare al Ministro dell'Istruzione Valditara in merito al ciclo di iniziative sulla Palestina promosso dall'istituto veneziano. Qui non siamo di fronte a educazione civica, ma a una programmazione costruita su una narrazione politica unilaterale, proposta a studenti minorenni senza pluralismo, senza contraddittorio e senza equilibrio. La scuola non è un centro sociale, non è una sezione di partito, non è un collettivo militante. La scuola è un luogo di formazione libera e soprattutto plurale. Nessun dirigente, nessun consiglio d'istituto può arrogarsi il diritto di riscrivere l'offerta formativa in chiave ideologica. Chiederò al Ministro se è a conoscenza di quanto sta accadendo e quali eventuali provvedimenti intenda prendere per tutelare gli studenti. Difendere la libertà degli studenti significa anche proteggerli dall'indottrinamento. La scuola deve insegnare a pensare, non cosa pensare”.