La donna nel deserto alla Dakar per il Giornale

Scritto il 18/01/2026
da Maria Guidotti

Vincere o perdere per 2” dopo 8000 km

È tutto vero. Si può vincere la Dakar per soli due secondi dopo 49 ore e 41 minuti di gara e 7906 km. Partiti da Yanbu il 3 gennaio, ieri l'arrivo della corsa più brutale al mondo ha lasciato tutti con il fiato sospeso. L'argentino Luciano Benavides, 30 anni, ha vinto per soli due secondi sull'americano Ricky Brabec, leader della generale fino alla vigilia dell'ultima tappa. Un piccolo margine, ma sufficiente per poter dormire sogni tranquillo. Il risveglio invece è stata una doccia fredda. Avendo vinto la tappa 12, il pilota Monster Energy Honda apriva una speciale velocissima di 105 km. Lo sprint finale si è giocato sul filo del rasoio. Cruciale è stato il km 96.3 di 105. "La nota mostrava una esse, il disegno era un po' approssimativo rispetto al bivio che ci siamo trovati davanti, così abbiamo preso una direzione", racconta Adrian Van Beveren, compagno di squadra dell'americano. Quando si sono accorti che era sbagliato, è stato troppo tardi. "C'era una lingua di mare nel mezzo per cui abbiamo dovuto fare un giro lungo per tornare indietro", confessa. È stato il momento che Luciano Benavides, il diretto rivale per la vittoria, aspettava. "Ho capito di aver vinto". Non lontano, le lacrime che scendono sul viso del californiano raccontano la brutalità del rally che non perdona errori.

La corsa delle moto ha messo in allarme Nasser Al-Attiyah che partiva leader nelle auto con 16' di vantaggio su Nani Roma (Ford), 23'21 su Mattias Ekstrom (Ford). Lezione appresa, il qatariota ha rallentato al km 96.3 per evitare errori e 6° successo alla Dakar. "Un'emozione incredibile. Lo scorso anno al debutto con questo progetto eravamo finiti quarti. Effettivamente era una nota complicata quella al km 96". Al Attyah e il navigatore Lurquin regalano a Dacia Sandriers la prima vittoria nel rally raid.