Quelle Olimpiadi nascoste che non hanno bisogno di medaglie

Scritto il 07/02/2026
da Vittorio Macioce

Oltre Cortina batte un'Olimpiade silenziosa. Tra passi nel gelo e bar di benzinai, il racconto di un ponte nel buio che separa il mito dalla realtà di chi vive i Giochi sottovoce

Ci sono Olimpiadi che si vedono e Olimpiadi che si intuiscono. Quelle ufficiali sono luci, maxischermi, atleti che passano come comete, la voce degli speaker che riempie l’aria di nomi e tempi. Poi ci sono queste, le Olimpiadi nascoste, laterali, che non hanno bisogno di medaglie per esistere.

Borca di Cadore, notte. Un paese che sta appena fuori dal mito di Cortina, come una frase detta sottovoce. Qui non c’è il clamore, non c’è la folla. C’è la neve che si accumula ai bordi, come se il mondo avesse deciso di mettere una parentesi bianca tra sé e tutto il resto.

Attraverso un ponte. Un ponte vero, concreto, con le ringhiere fredde e il passo che risuona nel silenzio. Sotto non si vede nulla, solo buio. Sopra, la montagna veglia con quell’indifferenza antica che hanno le Dolomiti: tu sei un ospite, lei resta.

Ponte Borca di Cadore
Il ponte di Borca di Cadore

In fondo c’è un lampione. Una luce piccola, quasi imbarazzata. Non illumina davvero, suggerisce. È una traccia, una promessa. Mi sembra di camminare dentro la versione più sincera di questi Giochi: non quella televisiva, non quella delle cerimonie, ma quella dei paesi che dormono mentre il mondo si prepara a guardare.

L’Olimpiade diffusa è anche questo: un uomo solo in un luogo che non chiede niente, se non di essere attraversato. Il gelo che ti entra nelle scarpe, la nebbia che cancella i contorni, e la sensazione che l’evento più grande del pianeta, qui, sia soltanto un’eco lontana.

Ognuno, in fondo, ha la sua olimpiade. Ti può capitare di incamminarti per fare la spesa all’unico supermercato di Borca. Ti dicono che è a circa un chilometro e mezzo, due passi, e scegli di andarci a piedi, anche per abbassare la glicemia.

È per questo che attraversi il ponte, sì, proprio quello della foto, e cammini con la neve sui tetti e un leggero strato di ghiaccio per strada. Mancano sei minuti alle sei e mezza e ti attardi, a passo lento, a scrutare angoli e piazzali.

C’è una chiesa, sulla destra del ponte, e poi sempre dritto verso la salita. Trovi la pista di pattinaggio, oltre dovrebbe esserci il market. Non lo vedi bene all’orizzonte, quindi chiedi a una coppia di atleti con il tesserino norvegese. Sono gentilissimi e quasi preoccupati. È lassù, ma alle sette in punto chiude.
Sono le diciotto e quarantotto e la salita è ripida. Il fiato è poco. È polvere che è rimasta di quello antico. Corri, però, e fissi il traguardo. Sono le 18 e 57 e il market Margherita è ancora aperto. Ti fanno perfino entrare.

Borca di Cadore
Borca di Cadore

Quando esci, con la busta della spesa, scopri un mondo. Di fronte all’unico negozio alimentare e prodotti vari di Borca c’è un grande distributore di benzina, con le luci che fanno periferia metropolitana, in pratica una finzione, e si vede anche un bar, trasparente, con i tavolini bianchi.

Il gestore sta parlando con un suo amico-cliente delle ultime novità sul caso Epstein. Non sai perché, ma sono convinti che in realtà non sia mai morto. Il suicidio era solo un modo pulito per lasciare il carcere.

Qui c’è un folto gruppo di atleti e giornalisti stranieri. Appena fuori, davanti all’ingresso, due ragazze argentine fumano e parlano d’amore e di slittini.

Questo bar di benzinai è diventato una piazza olimpica, un ritrovo fuori mano, qualcosa di fuori posto che sta trovando una sua dimensione, notturna e imprevista, con le luci blu notte che scaldano l’orizzonte.

C’è un’atmosfera che si può spiegare solo con una nota sporca e leggendaria del jazz, un semitono in basso rispetto alla scala maggiore. Borca di Cadore, questa sera, sussurra qualcosa che assomiglia a una blue note.

Forse è proprio così che va raccontata la bellezza: non nel rumore, ma in questo passo dopo passo, in questa strada che scende verso una luce. Come se l’Olimpiade, prima di essere spettacolo, fosse ancora un enigma. Un ponte nella notte.