La superambientalista sposata con il petroliere, emblema della Milano radical chic (all'ennesima potenza). Da candidata sindaco dei Verdi alle primarie del centrosinistra nel 2006 minacciò assessori e dirigenti di rimpiazzare le auto con le «bici blu», ma incassò il 5,6% dei voti e continuò a pedalare da sola da Palazzo Marino a casa, nel Quadrilatero. A 79 anni, Milly Bossi Moratti, moglie dell'ex patron dell'Inter e della Saras Massimo, torna in Consiglio per il rush finale del sindaco Beppe Sala, e chissà che non si riveli ancora una spina nel fianco. Non è un mistero che Sala abbia cercato di evitare il suo ritorno già la scorsa estate. Scartò la promozione del Pd Bruno Ceccarelli in giunta perchè Milly sarebbe entrata in aula come prima dei non eletti dem nel 2021, e il partito dei franchi tiratori contro la vendita di San Siro a Milan e Inter era già affollato. Ora Ceccarelli ha annunciato le dimissioni per motivi personali e professionali e quindi per Moratti si ri-aprono le porte. «Siccome sono una rompic., non mi tirerò indietro» ha assicurato ieri al Giornale, ricordando di aver avuto «la fortuna di avere relazioni con tanti mondi diversi» e soprattutto dice «sarà importante riallacciare la relazione con i cittadini, è la vera priorità. E dobbiamo recuperare il rapporto tra produttore e consumatore». Il pallino dell'«economia Km 0» che non l'ha abbandonata durante la sosta forzata dalla politica.
Laureata in Fisica teorica alla Statale, cinque figli, Milly Moratti è stata presidente di Emergency, ha fondato con Massimo l'associazione «Chiamamilano», si è candidata alle primarie nel 2001 e nel 2006, anni in cui è stata consigliera di opposizione della giunta Albertini prima e della cognata Letizia Moratti poi. Nel 2011, per mandarla a casa, condusse un'agguerrita campagna a favore di Giuliano Pisapia come capolista di una civica con il simbolo dell'arancia. «Mi candido perchè Milano ha bisogno di voltare pagina dopo troppi anni nei quali la nostra città è stata governata in nome degli interessi di pochi». Con 600 emendamenti - trasportati in aula con il classico trolley per fare la spesa - Milly diede battaglia al Piano di governo del territorio di Letizia Moratti, definendola «una gigantesca minaccia di speculazione edilizia e finanziaria». Chissà che avrebbe detto in aula durante l'assalto della Procura all'urbanistica targata Beppe Sala. Per la fortuna del sindaco, nel 2021 da candidata Pd è rimasta fuori per una manciata di voti.
Tra le sue battaglie appunto il no alla demolizione di San Siro - ha aderito subito al comitato salva Meazza e sponsorizzò lo stadio-bosco firmato dall'archistar Stefano Boeri - o la legalizzazione del centro sociale Leoncavallo,anche se col green c'entra poco o niente.

