Le foibe sono ancora un tabù. Almeno per alcuni genitori degli studenti dell'Istituto comprensivo statale Virgilio di Roma, che hanno fatto il diavolo a quattro per un viaggio scolastico sui luoghi del dolore, dove migliaia di italiani furono infoibati dai partigiani di Tito. I genitori politicamente corretti bollano il programma giudicandolo intriso di "ideologizzazione" e "nostalgismo". Per non parlare dell'impronunciabile "Italia irredenta" riferita ai territori che abbiamo perduto con la seconda guerra mondiale, che nessuno vuole riconquistare manu militari. Il povero dirigente scolastico, Alessio Santagati, è stato messo in croce per aver proposto un "viaggio d'istruzione" a "Trieste, Fiume, Pola, Rovigno, la foiba di Basovizza, Gorizia e Nova Gorica (capitale della cultura 2025), e il sacrario di Redipuglia". Gli stessi luoghi del ricordo che visiteremo fra il 7 e 10 febbraio con i giovani, aspiranti, giornalisti ed i lettori del Giornale. I genitori sul sentiero di guerra non si sono posti il problema che il programma è stato approvato da tutti gli organi scolastici, compreso il Consiglio d'istituto con i rappresentanti delle famiglie degli studenti. Per di più i "viaggi d'istruzione" sono previsti dalla legge, che ha sancito il giorno del ricordo delle foibe e dell'esodo e il ministero dell'Istruzione, non solo adesso con il governo Meloni, sollecita queste iniziative. Ogni anno scuole di tutt'Italia visitano la foiba di Basovizza, monumento nazionale, ma a ridosso del 10 febbraio, dedicato alla tragedia degli italiani dell'Istria, di Fiume e della Dalmazia scoppiano sempre polemiche degli ultimi Mohicani che non credono all'eccidio comunista. Spesso alimentate dai Berizzi di turno, che vedono fascisti dappertutto, ma fanno spallucce davanti agli ultimi, recenti, oltraggi. La targa di Norma Crosetto, martire istriana, divelta a Firenze o quella che ricorda le vittime senza processo davanti l'abisso Plutone, vicino a Trieste, gettata nella foiba.
Il dirigente scolastico nel replicare ai genitori indignati, per un'iniziativa non obbligatoria, si è chiesto: "Non si può dire foiba nel nostro Paese?". Per fortuna non ha cancellato il viaggio della memoria nel rispetto dei genitori che iscrivono i loro figli. Altrimenti gli infoibati sarebbero rimasti una pagina strappata della storia, come è avvenuto per oltre mezzo secolo.

